Prima di partire per il suo tour visibilmente molto emozionato, Paolo ha rilasciato un intervista a
Massimo Schira . La fonte appartiene al giornale "
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L'intervista è avvenuta il 3 giugno e Paolo ha rilasciato le sue emozioni cosi':
“Sono prontissimo. Anzi, molto gasato!”. Ogni inizio di tournée per Paolo Meneguzzi è una specie di ritorno ad un amore ancestrale. Quello del contatto con il pubblico e le esibizioni dal vivo. Il suo pubblico. Il suo palcoscenico. Le prime prove in vista dei concerti che inizieranno il
21 aprile dalla pista di ghiaccio di Biasca - unica data in Svizzera -, per il cantante di Stabio, rappresentano il ritorno al lavoro dopo le emozioni e i successi del Festival di Sanremo e dell’uscita del nuovo album, “
Musica” immediatamente balzato in testa alle classifiche di vendita italiane. “I primi ad essere sorpresi per il successo del disco siamo stati io e il mio staff - confessa Meneguzzi al Caffè -. È un bellissimo regalo, oltre che un sogno che si avvera. Sotto sotto si pensa sempre ‘chissà se un giorno sarò al numero uno?’ Però non lo si dice mai apertamente, per paura di rimanere delusi dai risultati effettivi delle vendite e del gradimento da parte del tuo pubblico. In Sudamerica avevo già assaporato questa soddisfazione, ma in Italia è diverso, c’è più gusto, perché è tutto più difficile”.
Partita dal Ticino ormai dieci anni fa - nel 1997 uscì infatti Por Amor, sua prima fatica musicale - la carriera artistica di Meneguzzi è in continua crescita. Ma, come ad ogni compleanno importante che si rispetti, il decimo anniversario invita a guardare un attimo all’indietro e ripercorrere, almeno per qualche istante, la strada percorsa. “Sono veramente felice. Soprattutto perché ho realizzato molti dei miei sogni - spiega -. Cavoli - si ferma a riflettere per qualche istante -! Pensare di essere partito dal Ticino - una terra magnifica, ma lontana anni luce dal mondo artistico che conta - rappresenta una specie di impresa. Per cercare di avere successo sei costretto a guardare a Nord o a Sud. Nel mio caso, evidentemente, ho scelto l’Italia. Ma né io né il mio produttore avevamo alcun aggancio nel mondo della musica. Solo passione. Pensare di essere arrivato a Sanremo mi fa davvero dire che tutti possono farcela. È la dimostrazione che i sogni si possono ancora realizzare, anche in un universo difficile come quello della musica”.
Già Sanremo. Le luci dell’Ariston si sono spente ormai da qualche settimana, ma per i protagonisti, le emozioni e i ricordi sono ancora caldi. Il fatto, poi, che un disco “figlio” del Festival della canzone italiana - una manifestazione tanto criticata e vituperata (anche con qualche valido motivo, per la verità) - guidi le classifiche, dimostra che la vetrina musicale sulla riviera ligure può ancora rivestire una certa importanza, anche nel mercato globalizzato della musica e dello spettacolo. Un successo, prima di tutto, per Pippo Baudo - il deus ex machina del Festival -, che aveva definito la canzone di Meneguzzi “il manifesto del Festival”. “Baudo ha sempre avuto grande intuito - osserva il cantante ticinese - e certamente ha colto l’occasione del titolo ‘favorevole’ per evidenziare lo spirito della kermesse musicale. Però devo anche aggiungere che mi ha sempre trattato benissimo. Penso che Baudo abbia visto qualcosa di popolare nella mia musica, qualcosa che poteva far crescere anche il successo della manifestazione. Del resto Pippo ci è stato vicinissimo fin dalle prove e non a caso è stato definito come ‘il migliore’ per quella manifestazione. Sia come presentatore sul palco, sia come direttore artistico dietro le quinte. Basta pensare a quanti cantanti di successo ha scoperto in questi anni”. Meneguzzi sul palco sanremese ha spesso “giocato” - in compagnia di Michelle Hunziker - anche sulla “svizzeritudine”, una componente che, forse, lo ha reso un po’ straniero in una manifestazione fortemente radicata in Italia. “Mi diverte moltissimo fare promozione al Ticino - dice -. Essere una specie di ‘ambasciatore’ della mia terra mi piace. D’altra parte dico sempre a tutti quanto bene si stia a casa mia, un Paese pulito, sicuro. Dove si vive bene, insomma. Poi con la Hunziker, evidentemente, abbiamo giocato un po’ sulla Svizzera. Ma in modo molto spontaneo. Magari è anche vero che qualcuno dei votanti non mi ha scelto perché ha preferito un italiano al posto di uno svizzero - ride -. Non importa. A Sanremo non sono mai andato per cercare il risultato. Non è quello che conta”.
Le notti dell’Ariston, in ogni caso, hanno consegnato un Paolo Meneguzzi un po’ diverso dal “ragazzo di strada” che eravamo abituati a vedere. Elegante in abiti firmati, sempre in camicia, spesso in cravatta. “È vero, ho scelto volutamente questa nuova tendenza - ammette -. Mi piacerebbe lanciare questa ‘moda’ del vestirsi bene, sportivo ma elegante. Oltretutto vedo che ha già preso piede tra i fan che, dopo il Festival, hanno riscoperto le camicie e anche le cravatte in qualche occasione. Per me, invece, è una specie di ritorno al passato. Pensare a quanto odiavo la cravatta obbligatoria quando ero impiegato di banca a Lugano… Oggi però è tornata a piacermi. Forse sono maturato. Invecchiato? No, no - ride - credo che resterò sempre bambino con la testa”. Il “trend” sobrio inaugurato a Sanremo sarà uno dei leit motiv della prossima tournée. In anteprima, Meneguzzi anticipa al Caffè alcuni dei dettagli coreografici che caratterizzeranno le circa 50 date del “Musica Tour 2007”, dal debutto ticinese di Biasca fino alla fine dell’anno circa, soprattutto in Italia. “Sarà uno show molto moderno e hi-tech - svela -. Coreograficamente una specie di club molto bianco ed essenziale dove i ragazzi amano fermarsi per ascoltare musica. Sia i miei costumi, sia quelli del balletto - una presenza costante nei miei spettacoli dal vivo - rispecchieranno quella scelta elegante già anticipata a Sanremo”.
Per tornare a gettare lo sguardo sui 10 anni di carriera di Paolo Meneguzzi, a livello tematico l’amore è sempre stato al primissimo posto. Una scelta “pagata” anche con qualche critica, emersa anche al recente Sanremo. “In realtà la critica è sempre molto divisa quando parla della mia musica - osserva -. In generale, forse, perché sono più ‘pop’ rispetto alla maggioranza dei cantanti. Criticare chi parla molto di amore, però, secondo me è orribile, perché è un sentimento che non va dato per scontato. Capire che l’amore è alla base di tutto, permette anche di evitare che la gente si spari addosso. In ogni caso, non do molto peso alle critiche. Prima di tutto rispondo ai miei fan e alle persone che vengono ai miei concerti. Di loro mi importa, degli altri meno”.
In un periodo in cui a far notizia, più le performance degli artisti, sono le loro nottate “paparazzate”, è inevitabile toccare con Meneguzzi anche il tema della popolarità. Il successo del disco “Musica” sul mercato italiano pone il cantante di Stabio tra le star del momento. Ma Paolo Meneguzzi non ha nessuna intenzione di montarsi la testa. “Faccio davvero una vita normalissima e con i piedi ben piantati per terra - assicura -. Sono estremamente fedele agli amici di sempre, quelli veri. Gente che se guardi negli occhi hai ben presente la loro storia. Appena posso, infatti, mi rifugio a casa per tornare a frequentare con loro i ‘soliti posti’ dove, al massimo, mi chiedono qualche autografo o ricevo qualche pacca sulle spalle o qualche saluto. Non voglio aver nulla a che vedere con quel mondo di cui tanto si parla adesso, perché la mia vita privata mi piace gestirla a modo mio. E con calma, senza troppe pressioni”.
È decisamente cresciuto, il ragazzo di Stabio che faceva da Dj nelle serate delle scuole di mezzo cantone. E pensare che papà Gomez non voleva che suo figlio intraprendesse una carriera musicale. “Dal Ticino gli pareva assurdo, troppo difficile - ricorda Meneguzzi -. Mio padre mi difendeva, voleva una vita sicura per me, quella che avevo iniziato con il lavoro in banca e di cui era orgoglioso. Io ho fatto un po’ svanire questo suo sogno di padre, partendo con il primo tour in Sudamerica. Per fortuna tutto è andato subito per il meglio… anche se papà ha fatto un po’ fatica a capire il mio lavoro. Solo con filmatini e foto è effettivamente difficile percepire se le cose stanno andando per il verso giusto”.
Ad attendere Paolo Meneguzzi nei prossimi mesi, un’attività dal vivo estremamente intensa, con concerti che toccheranno tutta Italia. Anche se non mancano i progetti per il futuro un po’ più lontano. “In questo ultimo anno e mezzo me la sono goduta, adesso è il momento di tornare a darci dentro sul serio - dice -. Basta nottate di festa per un po’… E dopo la tournée e i molti mesi dedicati all’Italia, ho intenzione di tornare ad incontrare le persone e i fan che hanno lanciato la mia carriera, soprattutto in Cile e in tutto il Sudamerica, dove ho sfondato cantando in spagnolo. Non so ancora come e quando sarà possibile farlo, ma
tornerò presto anche alle ‘radici’. No, quelle non è giusto abbandonarle”.